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nov
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XXXII Domenica del Tempo Ordinario – 11 Novembre 2012

La povera vedova è un segno e una promessa. I poveri, ai quali Gesù povero è stato mandato in modo particolare e ai quali ha inviato i discepoli e la chiesa con le consegne della povertà, saranno il terreno buono perché il messaggio evangelico possa dare frutto – Oggi si celebra la Giornata del Ringraziamento.

 

Commento:

http://www.stpauls.it/domenica/1259do/1259dohp.htm#com

Prima Lettura:

Dà molto chi dà tutto, anche se quel tutto è poca cosa. È quello che ha fatto la vedova di Sarèpta.

dal Primo Libro dei Re (17,10-16) – http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__P8K.HTM

Seconda Lettura:

Cristo ha immolato se stesso: è bastata questa sua offerta “una volta sola”, perché il mondo intero fosse santificato. Sappiamo offrire noi stessi in “sacrificio spirituale”!

dalla Lettera agli Ebrei (9,24-28) – http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PZL.HTM

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli.

Vangelo:

Stupendo il gesto della povera vedova: pur versando al tesoro del tempio due spiccioli, vi mette tutta la sua vita. Una fede non solo da ammirare, ma da imitare.

dal Vangelo secondo Marco (12,41-44) – http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PUS.HTM

Prega con il Vangelo:

http://www.stpauls.it/domenica/1259do/1259dohp.htm#pre

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Cari amici,

il tema delle Letture che oggi la Chiesa ci propone è “dare tutto”. Abbiamo letto della vedova di Sarèpta e della vedova di Gerusalemme; ed ancor più abbiamo letto di Gesù che donando (tutto) se stesso ha annullato il peccato. Più continuo nella mia “ricerca”, più mi convinco che molto c’è nelle Scritture da conoscere e da rendere proprio; attraversare i 73 Libri della Bibbia è come visitare una lunga vetrina dove Dio si mostra in molteplici forme e situazioni invitandoci a riconoscere quelle che più si accostano alla nostra vita per adottarle a nostro modello. Che bello!… tutto sembra così a portata di mano!… :-)

La vedovanza, soprattutto ai tempi del Profeta Isaìa e di Gesù, erano sinonimo, di fatto, di povertà; e quello che si legge nella Prima Lettura (un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nell’orcio) e nel Vangelo (due monetine, che fanno un soldo) rendono bene l’idea di quella tristissima realtà nella quale erano costrette a vivere vedove e figli di quell’epoca…: non solo quindi la lacerazione di una perdita importantissima, ma anche le conseguenze della mancanza di un valido sostentamento…. Le letture si fermano ancora una volta sulla povertà… e, ancora una volta, sembra che la ricchezza sia già una condanna….

Ovviamente così non è perché ogni cosa nel creato è buona; è, semmai, il cattivo uso che si fa delle cose (intrinsecamente buone) che rende cattivo l’animo dell’uomo (e non le cose, che restano buone). Mi torna alla mente l’insegnamento di Gesù: “Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: …” (Marco 7,20-21). Sì Signore, è il nostro guardare all’immediatezza dei nostri giorni, alla paura contraria alla fede, che non ci fa utilizzare bene le cose buone che tu stesso hai voluto per noi.

Proprio oggi stavo leggendo un’intervista a Mariapia Veladiano, una scrittrice vicentina che ha pubblicato da poco un romanzo dal titolo “Il tempo è un Dio breve” che alla domanda ‘Che cos’è per lei la paura?’ ha risposto: “L’essenza della paura è la solitudine. Da soli tutto spaventa, quando si è insieme anche le esperienze più tremende possono essere affrontate. …”. Molto del cattivo utilizzo delle cose è dettato dalla paura ed allora ecco un’altra ragione per vivere comunitariamente la nostra fede (senza quindi paura), nell’alveo più generale della Chiesa.

Franco