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XXX Domenica del Tempo Ordinario – 25 Ottobre 2015

151025 il ponte di eraclitoLa guarigione del cieco di Gerico diventa un segno per tutti noi: è infatti l’illuminazione del discepolo che è “salvato” dalla fede e che segue Gesù. Anche noi, con il Battesimo, siamo stati “illuminati”; ora con il dono della Fede siamo capaci di vederlo nei Sacramenti, nei fratelli e nella vita di ogni giorno.

 

 

Commento:

http://www.la-domenica.it/xxx-domenica-del-tempo-ordinario-b/

Prima Lettura:

Il Profeta Geremìa pronuncia un oracolo di consolazione per gli esiliati, che annuncia il cambiamento dalla schiavitù alla libertà, dalle lacrime alla gioia. Dio raduna il suo popolo dalla dispersione dell’esilio.

dal Libro del Profeta Geremìa (31,7-9) – http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PP7.HTM

Seconda Lettura:

Grazie a Gesù, vero uomo e vero Dio, il Cielo si è pacificato con la terra. In Lui l’uomo si è incontrato di nuovo con Dio. Il suo sacerdozio è la nostra salvezza.

dalla Lettera agli Ebrei (5,1-6) – http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PZH.HTM

Il Salvatore nostro Cristo Gesù ha vinto la morte e ha fatto risplendere la Vita per mezzo del Vangelo.

Vangelo:

Com’è bella la Fede esemplare di questo mendicante cieco! Il Maestro lo chiama. Getta via il mantello, salta su e corre da Gesù: ed è illuminato. Poi diventa suo discepolo.

dal Vangelo secondo Marco (10,46-52) – http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PUQ.HTM

Conosciamo i Testimoni luminosi:

Padre Filippo Bardellini – Diceva: “Abbandònati alla Divina provvidenza: tutto è nelle mani di Dio, e intanto spendi le tue forze per il bene degli altri. Il dolore giova per tanti aspetti; ha anche qualche lato ricco di conforto e di Pace” (http://www.oratoriosanfilippo.org/bardellini.html). Sacerdote dal 1904 dalla solida formazione umana e spirituale, fu molto apprezzato per il suo zelo pastorale e la sua dedizione verso le classi più povere. Padre Filippo (Verona, 19 Maggio 1878 – Ponton di Domegliara VR, 24 Agosto 1956) con l’aiuto della sorella Elisa, nel 1921 gettò le basi dell’Istituto delle Poverette della Casa di Nazareth, con l’intento di dedicarsi ai giovani, scarto della società. Amò la sua Congregazione come la propria famiglia dimostrando una profonda sensibilità verso gli afflitti da malattie mentali. Il 12 Aprile 2003 Giovanni Paolo II lo ha proclamato Venerabile.   Cristina Santacroce

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Cari amici,

nella Seconda Lettura, San Paolo si sofferma sulla duplice “sostanza/natura” di Gesù: “vero Dio” e “vero Uomo”. Essendo “Entrambi” è il Pontefice perfetto: quello che può costruire di nuovo, e per sempre, il Ponte tra il Cielo e la Terra. E parlando ai cristiani Ebrei, San Paolo lo chiama “Sommo Sacerdote” per farsi meglio intendere: quella, infatti, era la figura che, nella mente e nel cuore dei destinatari di quella Lettera, più si avvicinava al concetto che voleva rappresentare.

Questo approfondimento teologico di San Paolo, richiama alla mia mente sia l’Ascensione che la Pentecoste, due pilastri fondamentali della nostra Fede. Sempre Gesù ne è l’artefice e sempre tra Cielo e Terra. Nell’Ascensione, il “vero Uomo” raggiunge Dio: “Poi [Gesù] li condusse fuori [i discepoli] verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato verso il cielo.” (Luca 24,50-51); e nella Pentecoste, il “vero Dio” mantiene la sua promessa di inviare ai discepoli [cioè alla Chiesa nascente] lo Spirito Santo: “Mentre il giorno di Pentecoste [ebraica: giorno dell’antico dono della legge del Sinai] stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi.” (Atti degli Apostoli 2,1-4). Tutto si compie, tutto si ripristina: la Nuova ed Eterna Alleanza è sancita!… :-)

Quando morì improvvisamente e prematuramente mia sorella, scrissi, dopo qualche tempo, qualcosa che mi facesse ripercorrere il dolore per cercare di metabolizzarlo un po’…. E in un brano scrissi così: “…e, ancora una volta, proprio come mi era già accaduto con mia nonna Maria, mio nonno Ortensio e mio padre, sentivo che l’affetto che mi legava a lei non era stato reciso, anzi; era solo come un ponte in una mattina di nebbia, quando senza poter vedere l’altro punto di appoggio nessuno ne metterebbe in dubbio l’esistenza; per l’appunto, il Ponte di Eraclito(*). Se mai qualcuno mi chiedesse che prova ho dell’esistenza di Dio, gli descriverei questa tangibilissima sensazione.”.

Franco

(*) un dipinto di Renè Magritte del 1935; l’immagine associata a questo articolo lo riproduce.