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XXIII Domenica del Tempo Ordinario – 7 Settembre 2014

140907 XXIII Domenica del Tempo OrdinarioDi fronte ad un fratello o una sorella che hanno peccato non possiamo essere indifferenti. La carità nei loro riguardi richiede che ci si sforzi di aiutarli a correggersi. È il dovere della “correzione fraterna”, che richiede molto tatto e umiltà, come ci indica il Vangelo.

 

 

Commento:

http://www.la-domenica.it/xxiii-domenica-del-tempo-ordinario-a/

Prima Lettura:

Il Profeta è come una “sentinella” che Dio invia al popolo di Israele, per comunicargli la sua volontà. Se non lo facesse, il Profeta sarebbe responsabile del male degli altri.

dal Libro del Profeta Ezechièle (33,1.7-9) – http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PR0.HTM

Seconda Lettura:

L’amore del prossimo è la legge nuova di Cristo, fonte, maestro e modello della carità senza limiti e senza distinzioni. L’amore del prossimo discende dall’amore di Dio.

dalla Lettera di San Paolo Apostolo ai Romani (13,8-10) – http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PXA.HTM

Dio ha riconciliato a sé il mondo in Cristo, affidando a noi la parola della riconciliazione.

Vangelo:

Gesù richiama alla correzione fraterna e al perdono. Tra lo zelo imprudente, pettegolo e l’indifferenza avvolta da preteso rispetto per il comportamento altrui, sta il dovere dell’amore per l’errante e per i fratelli.

dal Vangelo secondo Matteo (18,15-20) – http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PU6.HTM

Prega con il Vangelo:

http://www.la-domenica.it/xxiii-domenica-del-tempo-ordinario-a/

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Cari amici,

è esperienza di tutti noi avere relazioni quotidiane con il nostro prossimo: dall’interno delle nostre mura domestiche, ai vicini di casa, ai colleghi di lavoro, agli amici, a coloro con i quali condividiamo la S.Messa in parrocchia, …. E tra questi ce ne sono sempre di più simpatici e di più antipatici, sino ad arrivare a quelli con i quali abbiamo avuto o abbiamo attriti aperti…. Questa è una condizione “normale” davanti alla quale, però, Gesù ci chiama ad essere diversi, a realizzare con coraggio, con audacia, il nostro essere cristiani.

La “correzione fraterna” alla quale Dio chiama il Profeta Ezechiele dandogli una pesante responsabilità!… ed alla quale Gesù chiama tutti noi, passa per la Carità della quale ci parla S.Paolo. La Carità è infatti essenzialmente spendere se stessi per il bene comune, e, nel caso specifico, per il bene delle relazioni interpersonali alle quali facevo cenno prima. Sembrano piccole cose se paragonate alle tante guerre e atrocità che si consumano quotidianamente nel mondo, ma è sulla base di più “piccole” Paci che si costruisce la vera Pace e, con essa, il Regno di Dio già ora, qui, sulla terra.

Certo, se tutti fossimo disposti ad aprire il nostro cuore e la nostra mente sì da relazionarci con vera sincerità, se tutti fossimo disposti a guardare prima alla trave che è nel nostro occhio prima di scorgere e indicare, magari a tutti!…, la pagliuzza che è nell’occhio del nostro fratello, se tutti volessimo fortemente questo avremmo già qui la pienezza della Comunione dei Santi!… Ma l’esperienza, della nostra coscienza prima di tutto!…, ci dice che il Regno di Dio va costruito ogni giorno ed un cristiano deve sentirsi chiamato a contribuire a questa costruzione, pur nei propri difetti, pur nei propri limiti.

Il cristiano deve avere quindi una vocazione missionaria e può averla solo se sorretta dalla preghiera, dalla ricerca quotidiana di Dio, della sua Parola e, nella S.Messa, dell’Eucaristia. Ci diceva proprio ieri don Stefano, il Catechista del gruppo del Vangelo che frequento, “se solo capissimo che cosa è la S.Messa, non vi parteciperemmo solo la Domenica, ma più volte al giorno!…”. E faceva anche cenno al libro di S.Teresa d’Avila “Il castello interiore” scritto nel 1577, in cui la Santa paragona l’anima contemplante ad un castello composto da 7 camere interne successive…. Solo chi riceve la Luce dall’Altissimo, può rifletterla: abbiamo un cammino da fare….

Franco