«

»

feb
14

II Domenica del Tempo Ordinario – 18 Gennaio 2015

150118 II Domenica del Tempo OrdinarioIl Vangelo odierno ci parla della chiamata di quattro discepoli, che incontrano Gesù. La chiamata può giungere in molti altri modi: il desiderio di conoscere meglio Dio, l’essere colpiti da uno sguardo, da un’esempio…. Ma non basta. L’ultima parola, infatti, spetta all’autorità della Chiesa. – Oggi si celebra la 101ma Giornata Mondiale per i Migranti e i Rifugiati.

 

 

Commento:

http://la-domenica.it/ii-domenica-del-tempo-ordinario-b/

Prima Lettura:

Ascoltiamo la storia della chiamata di Samuèle ad essere “bocca di Dio”, cioè suo profeta e portavoce. Esemplare la figura di Eli, guida intelligente e saggia.

dal Primo Libro di Samuèle (3,3b-10.19) – http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__P6N.HTM

Seconda Lettura:

Paolo invita alla riscoperta della purezza della vocazione cristiana: “Glorifica Dio nel tuo corpo!”.

dalla Prima Lettera di San Paolo Apostolo ai Corìnzi (6,13c-15a.17-20) – http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PXJ.HTM

“Abbiamo trovato il Messia”: la grazia e la verità vennero per mezzo di Lui.

Vangelo:

La vocazione dei discepoli, in questo racconto dell’Evangelista Giovanni, è inserita nella trama della vita quotidiana. L’iniziativa è sempre di Dio.

dal Vangelo secondo Giovanni (1,35-42) – http://www.vatican.va/archive/ITA0001/__PVL.HTM

——-

Cari amici,

le letture di questa domenica ci indicano come tema portante la chiamata di Dio e l’attenzione che dobbiamo avere per noi stessi, al fine di essere degni e pronti per questa chiamata. Per questa seconda cosa, San Paolo ci ammonisce: “Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo?” e “Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!”. A quale dignità siamo stati chiamati!… Questa parola è come un martello per me….

La Chiesa ci insegna e ci ricorda che ognuno di noi, indistintamente, siamo chiamati da Dio a compiere la sua volontà, per la salvezza nostra e del nostro prossimo, nel quadro più grande del suo piano salvifico universale. Non dobbiamo pensare alla chiamata di Dio come ad un momento particolare della nostra vita nel quale debba accadere qualcosa di straordinario: dobbiamo pensare alla chiamata di Dio guardando alle cose che abbiamo per le mani ogni giorno: la nostra famiglia, il nostro lavoro, persino le nostre difficoltà, malattie, i nostri difetti.

Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri.” (Giovanni 13,34-35). In questa eredità lasciataci da Gesù durante l’Ultima Cena, dobbiamo trovare la nostra chiamata, ma non dobbiamo dimenticare che senza di Lui non possiamo far nulla!… “Ogni mattina Madre Teresa trascorreva con noi almeno due ore davanti al Santissimo Sacramento in preghiera e in meditazione e un’ora nel pomeriggio in adorazione; questo la riempiva di luce, amore e energia per riconoscere, amare e servire Gesù nei poveri.” ricordava dieci anni fa Suor Nirmala Joshi, la Superiora Generale delle Missionarie della Carità.

Conoscenza del Vangelo, purezza nella Confessione e nelle opere indulgenziate, partecipazione alla Santa Messa ed all’Eucaristia, preghiera, meditazione, …: questi i mattoni. Solo allora le occasioni di Carità, gli “edifici di Dio” che attendono di essere costruiti, le troveremo nelle nostre cose di ogni giorno…: “Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.” (Matteo 25,34-40)

Franco